Trattamenti di Radiologia Interventistica della Colonna Vertebrale
La salute della colonna vertebrale è fondamentale per il benessere quotidiano, ma spesso dolori e disturbi alla schiena vengono trascurati. Il reparto di Radiologia Interventistica del RAH del gruppo NefroCenter è specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie vertebrali.
Esami e Prestazioni
Al Rome American Hospital è possibile effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici avanzati per valutare le condizioni della colonna vertebrale in modo approfondito. Un team di esperti altamente qualificati utilizza le più moderne tecnologie per identificare le cause del dolore e dei disturbi spinali, garantendo un percorso di cura personalizzato. Grazie a un approccio innovativo e integrato, il paziente riceve una valutazione accurata e un piano terapeutico mirato, con l’obiettivo di ripristinare il benessere e migliorare la qualità della vita.
Visita completa con Radiologo Specialista
Effettua un consulto medico specialistico che si concentra sull’interpretazione di immagini diagnostiche (radiografie, TAC, risonanze magnetiche, ecografie, ecc.) al fine di diagnosticare o monitorare una varietà di condizioni mediche.
Risonanza Magnetica della Colonna Vertebrale
Esame diagnostico che utilizza un potente magnete e onde radio per creare immagini delle strutture della colonna vertebrale, tra cui le vertebre, i dischi intervertebrali, il midollo spinale e i tessuti molli circostanti.
Cifoplastica
La Cifoplastica percutanea consiste in un trattamento percutaneo assimilabile alla Vertebroplastica da cui se ne discosta per la presenza di un catetere a palloncino che viene introdotto nel corpo vertebrale attraverso una cannula metallica di maggiori dimensioni.
Al termine della prima fase di dilatazione del catetere a palloncino si procede, come nel caso della Vertebroplastica, ad iniettare il cemento.
Sperimentata per la prima volta M.A. Reiley nel 1998 trova indicazione nel trattamento di fratture vertebrali recenti su base osteoporotica, nelle patologie tumorali ossee primitive o da lesioni ripetitive con interessamento vertebrale e nelle fratture traumatiche refrattarie al trattamento conservativo.
Rispetto alla Vertebroplastica trova indicazione specifica nelle fratture vertebrali recenti (entro 90 giorni) preferibilmente nei soggetti entro i 50 anni di età.
Riconosce le stesse controindicazioni della Vertebroplastica distinte in assolute quali disordini coagulativi, infezioni sistemiche e/o locali, allergie ai componenti del cemento utilizzato e fratture instabili per coinvolgimento del muro posteriore vertebrale e relative costituite dalla eventuale presenza di un frammento osseo vertebrale dislocato con coinvolgimento del canale vertebrale, dalla scarsa rappresentazione dei peduncoli vertebrali e dalla estensione del tessuto patologico solido oltre i margini vertebrali.
La procedura è eseguita in anestesia locale e sul periostio vertebrale, in decubito prono.
L’approccio alla vertebra da trattare può essere mono – o bi – portale (con uno o due aghi).
Successivamente all’introduzione degli aghi nella vertebra, vengono insufflati i cateteri a palloncino che svolgono il ruolo di creare la cavità ossea al cui interno troverà alloggio il cemento o PMMA.
Nonostante la apparente maggiore complessità esecutiva rispetto alla Vertebroplastica, anche la Cifoplastica è considerata una procedura di radiologia interventistica mini-invasiva che richiede un solo giorno di ospedalizzazione.
I pazienti dimessi verranno strettamente controllati con follow-up clinico-radiologici ad intervalli di 1, 3 e 6 mesi dopo l’intervento.
Inflitrazione faccettale
La procedura di Infiltrazione Faccettale (blocco selettivo della articolazione zigoapofisaria) è eseguita in anestesia locale sotto guida fluoroscopica o TC.
Successivamente al posizionamento dell’ago, di diametro estremamente sottile, si introduce una miscela di anestetico e cortisonico nel contesto della faccetta articolare da trattare.
Il trattamento trova indicazione nella sindrome delle faccette articolari su base osteoartritica e nelle cisti sinoviali che causano deficit neurologici.
La degenerazione faccettale determina un processo meccanico a livello della colonna vertebrale che porta come conseguenza una rigidità rachidea con associato dolore esacerbato nei movimenti di flessione e rotazione.
Lo stato infiammatorio delle faccette articolari determina una irritazione della componente nervosa a tale livello che si riflette nella sintomatologia dolorosa.
Fattori predisponenti la sintomatologia derivante dalla sindrome faccettale sono l’eccessivo peso corporeo e le deformità del rachide (scoliosi ed iperlordosi).
La degenerazione faccettale della colonna vertebrale si verifica con maggiore incidenza nell’anziano (dopo i 60 anni).
Una corretta selezione del paziente conduce ad elevate percentuali di successo terapeutico.
E’ perciò indispensabile inquadrare clinicamente il paziente confermando il sospetto clinico con esami radiologici (Rx, TC ed RM).
Le controindicazioni sono costituite da disordini della coagulazione, infezioni locali o sistemiche allergie ai farmaci da iniettare.
L’approccio per la procedura è in posizione prona, la durata del trattamento è quantificabile in pochi minuti.
Non è necessario ricovero.
Infliltrazione Periradicolare
Le infiltrazioni periradicolari (blocco selettivo di radici nervose) consistono nell’iniezione di una miscela di anestetico locale e cortisonico in minime dosi (40mg/ml).
La procedura viene realizzata sotto guida radiologica (TC o fluoroscopia), tramite aghi estremamente sottili con una anestesia locale nel sito di puntura.
Le indicazioni riconoscono in primo luogo tutte le cause di radicolopatie lombari refrattarie al trattamento conservativo o farmacologico per via sistemica.
Nell’ambito delle radicolopatie lombari si identificano come cause quelle derivanti da osteoartrite lombare e/o post-traumatica e la grande famiglia delle discopatie degenerative.
Le controindicazioni assolute sono: disordini della coagulazione, infezioni locali e/o sistemiche, allergie ai farmaci da iniettare mentre.
La corretta selezione dei Pazienti unitamente alla concordanza del quadro radiologico di Risonanza Magnetico e/o TC portano ad una elevata percentuale di successo di questa procedura (85 % dei casi trattati).
Il paziente è posto in decubito prono.
La durata del trattamento è di circa 15 min.
Non è previsto ricovero.
Inflitrazione faccettale
La degenerazione faccettale determina un processo meccanico a livello della colonna vertebrale che porta come conseguenza una rigidità rachidea con associato dolore esacerbato nei movimenti di flessione e rotazione. Lo stato infiammatorio delle faccette articolari è causa a sua volta di una irritazione della componente nervosa a tale livello che conduce alla sintomatologia dolorosa.
La Radiofrequenza delle faccette articolari è una tecnica percutanea che viene eseguita dopo corretto inquadramento clinico-diagnostico ed a seguito di blocco sensitivo ottenuto per mezzo di farmaci anestetici inoculati in situ. La procedura, eseguita in anestesia locale sotto guida fluoroscopica o TC-guidata, si effettua per mezzo di un ago-elettrodo opportunamente inserito a livello della faccetta articolare.
La durata della procedura è di circa 20 minuti.
Radiofrequenza Intradiscale
La radiofrequenza intradiscale tramite decompressione discale mirata (TDD) applica energia termica controllata per la coagulazione del collagene contenuto nel disco; si ottiene così una contrazione tissutale che favorisce una riduzione della protrusione.
L’obiettivo finale è ridurre il dolore al paziente.
Studi indicano che, lavorando ad una temperatura di 65°C, il segmento riscaldante è in grado di raggiungere una distanza pari a 5 mm dal catetere. La validità del metodo è data dalla riproducibilità della contrazione del collagene.
La procedura è efficace sia nei pazienti che soffrono per patologia discale (protrusioni discale, ernie discali contenute) che nei casi di pazienti affetti da dolore disco genico cronico lombare che non hanno risposto a terapie non invasive.
In quest’ultima evenienza il catetere intradiscale eroga livelli controllati di energia
termica durante la Terapia Elettrotermica Intradiscale (IDET).
Vertebroplastica
La Vertebroplastica Percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva di Radiologia Interventistica per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose sviluppata in Francia nella metà degli anni 80′ da Galibert.
Consiste nell’iniezione attraverso un ago molto sottile di pochi millimetri di diametro, introdotto sotto guida radiologica, di un cemento osseo a bassa viscosità denominato polimetilmetacrilato (PMMA) che si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato, prevenendo ulteriori cedimenti.
Ciò determina una riduzione del dolore e consente a quei pazienti che hanno ridotto la propria attività fisica di riacquistare mobilità. La maggior parte dei pazienti che hanno usufruito di tale terapia riferisce una cospicua e completa riduzione del dolore potendo così smettere di indossare il busto, ridurre o sospendere l’assunzione di farmaci analgesici e migliorare la qualità della vita.
La Vertebroplastica trova indicazione nel trattamento del dolore causato da Osteoporosi e Metastasi vertebrali, viene eseguita in anestesia locale ed a livello del periostio spesso consentendo un solo giorno di ricovero (day-hospital).
Si è potuto constatare che una minima quantità espressa in ml di cemento osseo risulta in grado di consolidare l’osso indebolito dalla frattura con immediata eliminazione della sintomatologia dolorosa.
La vertebroplastica percutanea trova principale indicazione per il trattamento del dolore causato da fratture vertebrali da compressione. La maggior parte di questi pazienti soffre di disordini metabolici indotti dall’osteoporosi. La vertebroplastica è anche utile nel trattamento del dolore causato da lesioni vertebrali benigne quali la cisti ossea aneurismatica, l’angioma sintomatico, lesioni maligne come il mieloma e le metastasi.
Le controindicazioni assolute consistono in disordini della coagulazione, infezioni sistemiche e/o locali, allergie ai componenti del cemento utilizzato e fratture instabili per coinvolgimento del muro posteriore vertebrale.
Controindicazioni relative sono costituite dalla eventuale presenza di un frammento osseo vertebrale dislocato con coinvolgimento del canale vertebrale, dalla scarsa evidenza radiografica dei peduncoli vertebrali o dalla presenza di un tessuto patologico che supera l’estensione della vertebra.
La durata della procedura è in media di circa 40 min, anche in relazione al numero delle vertebre da trattare. Dopo aver effettuato l’anestesia sulla cute (locale) viene posizionato un apposito ago sottile all’interno del corpo vertebrale che viene fatto progredire sino al III anteriore della vertebra stessa.
Durante l’intera durata del trattamento il Paziente è in decubito prono (a pancia sotto) sempre sotto stretto controllo dei parametri vitali (pressione arteriosa, funzionalità cardio-respiratoria).
Raggiunto il corretto posizionamento dell’ago, sempre grazie all’ausilio del controllo radiologico “in-live”, si procede all’iniezione di pochi ml di cemento osseo.
A fine intervento, dopo un riposo a letto nelle prime 3/5 ore, il Paziente potrà essere dimesso il giorno seguente il trattamento.
E’ indispensabile seguire il Paziente anche dopo il trattamento di Vertebroplastica monitorando il profilo metabolico ed eseguendo un accurato follow-up clinico-radiologico al fine di scongiurare eventuali nuove fratture vertebrali.
Le Patologie Trattate
Le Fratture Vertebrali
Le fratture vertebrali sono la conseguenza più comune dell’osteoporosi. Ogni anno negli Stati Uniti avvengono 1,5 milioni di fratture di cui 700.000 sono fratture spinali.
L’incidenza di Fratture vertebrali (FV) aumenta progressivamente con l’età e secondo uno studio radiologico, la prevalenza è sostanzialmente la stessa negli uomini (21.5%) e nelle donne (23.5%).
Le fratture vertebrali da compressione rappresentano una grossa problematica da gestire e diventerà un problema sempre più ingente a causa dell’invecchiamento della popolazione. Difatti i soggetti con una frattura vertebrale hanno una ridotta qualità di vita e presentano un aumento delle patologie del tratto digerente e respiratorie, ansia, depressione e morte.
La presenza di più FV provoca perdita dell’altezza, ipercifosi toracica, perdita della lordosi lombare con conseguente compressione degli organi interni che oltre a ridotta funzionalità polmonare può provocare reflusso gastroesofageo, senso precoce di sazietà, perdita di peso, compromissione dell’equilibrio, disturbi del sonno, ridotta autosufficienza nelle attività di base (vestirsi, lavarsi etc) e strumentali (cucinare, pulire la casa) della vita quotidiana, difficoltà a trovare vestiti adatti per depressione dell’addome conseguente all’incurvamento. La presenza di una frattura vertebrale è allarmante anche a causa del cosiddetto effetto domino per cui una paziente con una frattura ha una probabilità 5 volte maggiore di incorrere in un’altra frattura entro un anno dalla prima.
Più dei due terzi delle FV non vengono diagnosticate, questa sottostima deriva dal fatto che molti pazienti e purtroppo anche molti medici considerano il mal di schiena come un risultato quasi fisiologico dell’invecchiamento; difatti, l’aspetto più grave è che quando vengono rilevate, solo il 19% dei pazienti, secondo uno studio tedesco, riceve un trattamento; inoltre è più frequente che il paziente fratturato venga trattato solo in acuto mentre, la gestione a lungo termine per la prevenzione di ulteriori fratture è riservata a pochi.
Una maggiore sensibilità verso il sintomo “dolore” legato alla frattura ha invece portato alla diffusione di tecniche di microchirurgia e radiologia interventistica mini-invasiva come la vertebroplastica e la cifoplastica.
Entrambe sono tecniche valide e sicure per la stabilizzazione del dolore di una frattura instabile refrattaria al trattamento medico-conservativo.
Ernia Discale
L’ernia discale si caratterizza per una completa fissurazione dell’anulus fibroso, anche nella sua componente più esterna, con conseguente migrazione completa del nucleo polposo oltre i margini anulari.
Le ernie si dividono in base alla localizzazione:
● centrale, di gran lunga la più frequente;
● posterolaterale;
● foraminale;
● extraforaminale, la più rara;
● sottolegamentosa;
● translegamentosa.
Al dolore legato alla patologia erniaria concorre un meccanismo infiammatorio ed uno mediato dal sistema immunitario.
L’ernia provoca una infiammazione che causa a sua volta, una vasodilatazione dei tessuti caratterizzata da rossore e calore ed una alterazione della permeabilità delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, le cellule endoteliali, con rilascio di sostanze tipiche dello stato infiammatorio.
A questa reazione infiammatoria si aggiunge una mediata dal sistema immunitario che riconosce come estraneo il nucleo polposo a contatto con i vasi capillari.